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Spazi attentamente progettati: un requisito per il "collaborative learning"
Il "collaborative learning" è un fenomeno che va molto al di là dei concetti di "brainstorming" o di "lavoro in team", che implicano l'esecuzione di compiti a breve termine e ad intervalli regolari. Qui si è svincolati dalla tecnologia e dalla formazione per dipendere più dalla cooperazione e dall'iniziativa dei singoli individui, nonché dalla loro creatività. Si tratta di uno scambio tacito di conoscenze, credenze, valori e idee implicite. Gran parte del "collaborative learning" ha luogo con interazioni non verbali e casuali, ed è per questo che, oltre agli spazi individuali, è bene creare un contesto più ampio per tutta l'organizzazione, per poter facilitare questi scambi.
Contesti interconnessi
Ci sono numerosi esempi di aziende che cercano di creare degli ambienti che favoriscano questa "connettività": Arnold Wasserman della "Idea Factory" di San Francisco definisce tutto ciò "rendere la mente dell'organizzazione visibile a tutta l'organizzazione" e la sua azienda è il modello di questo principio. Situata in un cavernoso magazzino vicino al centro di San Francisco, dispone di uno spazio che è in continua evoluzione, come fosse il retro di un palcoscenico di Broadway. Come in una classe dell'asilo, i muri sono tapezzati di carta da macellaio scarabocchiati con progetti e idee ed una sensazione di infinite possibilità diviene palpabile.
L'esperienza di questa azienda, colta da Haworth e sperimentata in molti altri contesti, non fa altro che dimostrare come la progettazione degli spazi abbia una forte influenza sui processi di collaborative learning.
Progettare luoghi dotati di un significato.
Per favorire l'apprendimento, uno spazio deve prima essere dotato di un significato. Ma come fa lo spazio a diventare carico di significato?
Quando entriamo per la prima volta nella nostra nuova casa, tutte le possibilità sono aperte e possiamo costruire, a nostro piacere, un senso e un'identità dello spazio; col passar del tempo, il senso emerge da sé e l'ambiente diventa una sorta di estensione di noi stessi. Negli anni '80 l'approccio era quello di fare assomigliare un ambiente lavorativo alla propria casa; ora, le cose non devono necessariamente essere così; ciò che conta è la possibilità di far emergere il significato da un contesto o un ambiente.
Un contesto dotato di un proprio significato focalizza l'attenzione in un modo particolare; ma quando noi, come progettisti, proviamo a disegnare uno spazio che abbia un senso per il lavoro in team, potremmo, senza volerlo, bloccare la nascita di nuovi significati nel tempo. Quando si costruisce un significato in un ambiente, il problema è: per chi deve essere significativo?
Le costruzioni di senso tramite slogan e imposizioni dall'alto raramente hanno successo presso i collaboratori: il canestro per giocare a basket messo lì da un designer (quasi una "prescrizione" aziendale a divertirsi) è meno carico di significati e senza dubbio meno usato di quello usato nel cuore della notte da un gruppo "clandestino" di programmatori.
In definitiva, il significato di molti ambienti è generato mediante un processo di personalizzazione: il processo di associazione di un senso ad un ambiente non può essere progettato, ma va favorito, bisogna progettare degli spazi che permettano al senso di emergere.
Alla luce delle considerazioni fatte sinora, possiamo elencare alcune linee guida che ci possono essere utili nella progettazione di spazi aperti al "collaborative learning".
· Creare "isole di significato". Questi sono i luoghi dove dovrebbe avvenire una "personalizzazione" a livello di team di lavoro, con pareti dedicate a ritagli di giornale che parlano dei passati successi conseguiti o, per chi ha coraggio, delle brucianti sconfitte subite, o ancora con le scadenze per la presentazione dei prodotti allo studio e, in generale, tutto ciò che fa "alzare la testa" alla gente e guardare le cose con una prospettiva più ampia. · Imparare dalle "best practices". Come progettisti e designers, siamo costantemente testimoni di nuove ed innovative soluzioni create dai nostri clienti; forse queste idee non serviranno direttamente alla progettazione di uno spazio, ma senz'altro saranno utili per capire quali sono i fattori che agevolano la creazione di un significato; si tratta di idee utili, da tenere presenti per i futuri lavori. · Creare spazi per il "collaborative learning". Lasciare delle "sacche" di "spazio negativo", specialmente nelle zone dove le attività dei gruppi si sovrappongono, in modo da creare delle occasioni per la creazione di significati nuovi e condivisi. Questo potrebbe innescare delle nuove dinamiche fra i team e contribuire a diffondere informazioni su quello che succede in azienda. Troppo spesso, infatti, i manager si trovano per fare il punto della situazione e per aggiornare i propri gruppi di lavoro solo raramente e questo rappresenta un'occasione mancata per un processo di "collaborative learning".Oltre allo "spazio negativo", bisognerebbe anche studiare delle soluzioni di rapida riconfigurazione, in modo che quello che è un angolo di lavoro individuale possa, nel giro di pochi istanti, diventare uno spazio aperto all'attività di gruppo e viceversa, di modo che, in diversi momenti, ci si possa concentrare su una singola attività, per poi comunicarne i risultati al resto dell'azienda.

FONTE: "Carefully designed space is a prerequisite for Collaborative Learning"di Clark Thorpe e Marilyn Darling - Sito Haworth


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